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MATTEO RENZI | DISCORSO AI GRUPPI PARLAMENTARI

DISCORSO AI GRUPPI PARLAMENTARI

Legge di stabilità-fiducia

3 novembre 2015

 

Perché stasera è importante

Perdonatemi se non sarò breve: del resto sono reduce da una visita a Cuba e dunque non potete certo aspettarvi un discorso da 140 caratteri. Giudico la stagione che stiamo vivendo una stagione di straordinario rilievo, destinata ad entrare nella cronaca del nostro Paese: forse non nella storia, perché la storia è troppo grande per occuparsi di noi. Ma nella cronaca sì. La mia convinzione infatti è che ciò che – tutti insieme – stiamo facendo è destinato a cambiare in modo profondo e strutturale la politica italiana. Dopo anni di promesse, questa è davvero la volta buona. Un cambiamento capillare, indelebile, strutturale. La politica si è rimessa a funzionare, l’Italia è ripartita.

 

 

Il cambiamento non è più solo generazionale

Fino a qualche mese fa, i commentatori parlavano di noi insistendo soprattutto sull’elemento generazionale della nostra sfida. La declinazione della rottamazione era principalmente anagrafica. È vero che questo fattore esiste, ma è vero anche che non è l’unico rilevante. Si è compiuto infatti con questa legislatura il necessario e atteso passaggio generazionale. I quattro candidati principali delle elezioni 2013 appartengono a storie molto diverse l’uno dall’altro ma a una – o forse più di una –  generazione diverse da quella che si sfiderà nel 2018. Questo a mio giudizio è un dato acquisito. L’idea che ci sia una classe dirigente più giovane è generalmente accettata – se non addirittura richiesta – nel nostro Paese, ma non è solo questo il punto. E ormai la stragrande maggioranza dei commentatori, anche quelli più critici nei nostri confronti, quelli che continuano a pensare che le cose non vanno bene, che molte cose potrebbero essere fatte diversamente, sta prendendo atto che il cambiamento che abbiamo proposto e imposto alla politica va oltre la carta d’identità. Attenzione! Noi non siamo la causa; siamo piuttosto l’effetto di questa ansia di rinnovamento.

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Lettera Renzi agli iscritti PD

2603254-renziCare democratiche, cari democratici,

nell’aprile 2013 le divisioni, le polemiche, le tensioni interne al Partito Democratico crearono le condizioni per la mancata elezione del Presidente della Repubblica. Solo un gesto di generosità di Giorgio Napolitano permise di uscire da una situazione di impasse molto dolorosa.

La settimana scorsa, grazie a un percorso di condivisione e ascolto, di confronto e dialogo, il PD si è dimostrato capace di cancellare quella brutta pagina e di indicare Sergio Mattarella come proprio candidato alle altre forze politiche.

Conoscete il risultato. In attesa del giuramento del nuovo Presidente – uomo rigoroso e autentico interprete dei valori costituzionali – vorrei che tutto il PD si sentisse fiero e orgoglioso di aver scritto una pagina nuova nella storia del nostro Paese.

Siamo noi il cambiamento che l’Italia sta aspettando da troppi anni. Noi, con i nostri difetti e con le nostre potenzialità. Noi, con i nostri parlamentari e i nostri militanti. Noi, con i nostri sogni e i nostri progetti. Noi siamo l’Italia che cambia. E dobbiamo esserne consapevoli e responsabili.

Il percorso delle riforme è impegnativo: Costituzione, legge elettorale, fisco, giustizia, pubblica amministrazione, terzo settore, diritti civili, ius soli, lavoro, libro bianco della difesa, Rai, cultura fino ad arrivare al grande tema della scuola e dell’educazione che sono per me il punto centrale del PD. Andiamo avanti con ancora maggiore determinazione. Forti del risultato sulla votazione del Presidente della Repubblica, certo. Forti dei primi segnali (ancora timidi) sulla ripresa economica, ovvio. Ma forti soprattutto della passione che anima tutte e tutti voi.

Siamo il PD, la più grande comunità politica europea. La più grande speranza della politica italiana. Guai a noi se ci tirassimo indietro o se abdicassimo davanti alle nostre responsabilità.

L’Italia ha bisogno della nostra energia e del nostro entusiasmo.

Un caro saluto,
Matteo

COMUNICAZIONE POLITICA | ANALISI

di Christian Raimo dal sito http://www.minimaetmoralia.it

Nelle ultime settimane Matteo Renzi è stato sempre al centro del dibattito pubblico: il viaggio in America, Marchionne, i Clinton, l’inglese strampalato, l’intervista da Fazio, il bailamme sull’articolo 18, lo sberleffo dei sindacati, la direzione PD, la polemica con la minoranza, le critiche da parte del Corriere e Repubblica, etc… Anche chi non fosse interessato alle questioni del Partito Democratico o agli affari del governo quando entrano nell’occhio di bue, non può evitare di incrociare un affondo di Renzi, una sua dichiarazione, un intervento – che sia all’Onu o allo stadio, un tweet o un’interpellanza. È una forma di ubiquità che vuole significare attenzione, presenza; un dinamismo in perenne accelerazione che è il segno di una condizione di permanente attualità. Stare sempre sul pezzo, questo è il diktat.

Davanti a questa pervasività comunicativa, il contenuto di quello che afferma Renzi perde di rilievo. Ci si può irritare per la sciatteria anti-istituzionale con cui liquida i sindacati, la superficialità con cui affronta il tema dell’articolo 18, o anche della cafonaggine dell’usare un inglese fantozziano rivendicandoselo. Ma si perde il senso del discorso di Renzi che è strutturalmente altro, e per questo spiazzante – sempre spiazzante – rispetto a quello che è il resto della comunicazione politica; se pensiamo a quella dei suoi compagni di partito ma anche da quella berlusconiana o grillina.

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